Teoria del cervello Olonomico

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Interpretazione di David Bohm della Meccanica Quantistica

David BohmL’interpretazione di Bohm della meccanica quantistica, detta talvolta meccanica bohmiana, è un approccio postulato da David Bohm nel 1952, riprendendo l’idea della cosiddetta onda pilota che Louis de Broglie elaborò nel 1927. Per questo motivo viene utilizzato anche il termine teoria di De Broglie-Bohm. Bohm ha apportato significativi contributi allo sviluppo del modello olonomico del funzionamento del cervello. Con la sua teoria sull'esistenza di una struttura implicita (implicate order), presente sia nell'universo nel suo insieme, che in ciascuna porzione di materia, sia nella mente umana, ne deriva la necessità di una stretta cooperazione tra fisica, neurologia ed ingegneria.

In collaborazione con il neuroscienziato di Standford Karl Pribram, Bohm contribuì a elaborare il modello olonomico di Pribram secondo la quale il cervello opera in modo simile a un ologramma, in conformità ai principi della matematica quantica e alle caratteristiche dei modelli delle onde d'interferenza.  Il  contributo  più  importante  che  ci ha  dato, consiste  sicuramente  nell’  aver  colto  la relazione  tra Mente-Spiritualità  e  Materia.

Teoria del Cervello Olonomico di Karl H. Pribram

Bohm con Pribram elaborarono quindi un teoria basata su una descrizione in termini matematici dei processi e delle interazioni neuronali capaci di leggere le informazioni che si presenterebbero sotto forma di onde, per poi convertirle in schemi di interferenza e trasformarle in immagini 3D tridimensionali noi non vedremmo gli oggetti “per come sono” (in accordo con quanto messo in luce dalla teoria della relatività generale), ma solamente la loro informazione quantistica.
Karl H. Pribram

Pribram convogliò il modello qui delineato in una teoria, che chiamò Holonomic Brain Theory (teoria del cervello olonomico) e scelse il termine “olonomico” per distinguerlo da quello “olografico” e sottolinearne così la connotazione olistica generale (holos deriva dal greco “intero”, “tutto”; nomos da “norma”, “legge”).
L’olografia offrì dunque a Pribram la rivoluzionaria intuizione che esistesse una relazione tra il dominio delle frequenze e quello delle immagini-oggetti di cui facciamo esperienza. Le conseguenze di questo modello ricordano molto quanto emerso dai paradossi della meccanica quantistica: allo stesso modo infatti l’osservatore non può esistere indipendentemente dall’oggetto osservato e allo stesso modo sembra totalmente inefficace permanere in una prospettiva dualistica che considera i due sistemi come separati.

Il modello olonomico del cervello renderebbe anche conto della vastità della memoria umana in quanto spiegherebbe come riusciamo ad immagazzinare così tante informazioni in uno spazio così ristretto. Come abbiamo visto nella prima parte di questo articolo, gli ologrammi possiedono infatti una straordinaria capacità di contenere dati semplicemente cambiando l’angolazione con cui due raggi laser colpiscono la lastra fotografica, rendendo così possibile accumulare miliardi di informazioni in un solo centimetro cubico di spazio. Ne conseguirebbe che un cervello che funziona secondo i principi dell’olografia non andrebbe a scartabellare nei meandri di un archivio mestico, perché ogni frammento di informazione sarebbe sempre istantaneamente correlato a tutti gli altri.

Modello olonomico del cervelloIl cervello userebbe quindi gli stessi principi dell’ologramma per convertire, codificare e decodificare frequenze (luminose, sonore etc.) ricevute attraverso i sensi. Tutto ciò farebbe perno sul fatto che il cervello non immagazzina informazioni in precise localizzazioni (come ha mostrato Lashley a proposito degli engrammi) ma le distribuirebbe su vaste aree nello spostamento concettuale da strutture a frequenze.
Un’ulteriore intuizione di Pribram riguarda la capacità del cervello di analizzare il movimento in termini di frequenze ondulatorie e di trasmettere queste configurazioni così ottenute al resto del corpo.

Il modello del cervello mutuato grazie all’analogia con l’olografia è quindi essenzialmente una descrizione matematica dei processi e delle interazioni neuronali. La matematica che rende tutto questo possibile è la stessa di quella presa in considerazione da Gabor e di quella che prima di lui Hillman e Heisenberg adottarono per la descrizione degli eventi quantistici: fondamentalmente, la matematica che descrive i processi cerebrali è la stessa di quella che descrive lo strano mondo delle particelle subatomiche.

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