L'universo Quantistico

Il nostro universo è un enorme computer quantistico?

Le prime importanti esigenze di calcolo riguardarono principalmente l'astronomia, disciplina legata da un verso a concezioni religiose o comunque spiritualiste, e per altro verso ad applicazioni estremamente pratiche come quelle per la navigazione marittima.

Computer Z1 Konrad ZuseKonrad Zuse, l’uomo a cui fu attribuito lo sviluppo del computer moderno, ebbe un lampo di intuizione sul modo in cui l’universo potrebbe funzionare. In quel frangente, egli ci offrì anche un nuovo modo di pensare al ruolo umano nella creazione. Mentre stava sviluppando i programmi da eseguire nei suoi primi computer, Zuse si pose una domanda che suona piuttosto come un’idea da romanzo, che come la proposta di un concetto capace di illustrare una seria possibilità scientifica. La domanda di Zuse era semplicemente questa:

E’ possibile che l’intero universo funzioni come un grande computer, dotato di un codice che renda possibile qualunque cosa?

O forse, cosa ancora più bizzarra, può aver provato a chiedersi se esista una sorta di computer cosmico, continuamente all’opera per creare l’universo e tutto ciò che contiene. Questa è chiaramente una domanda sconfinata, le cui implicazioni scuotono tutto, dai concetti di vita e di evoluzione, alle fondamenta stesse della religione. Essa ha inoltre ispirato Matrix, un film estremamente noto uscito nel 1999.

Zuse era ovviamente avanti rispetto ai suoi tempi. Trent’anni dopo, ha ulteriormente sviluppato queste idee nel suo libro Calculating Space mettendo in moto gli eventi che hanno condotto a una rivoluzione nel nostro concetto di realtà e di vita quotidiana. Commentando il modo in cui queste stupefacenti intuizioni si erano affacciate alla sua mente, Zuse spiegò di aver stabilito un collegamento fra le macchine che costruiva e il macchinario dell’universo.

"Accadde che contemplando la causalità [la relazione fra le cose che succedono e ciò che le fa accadere]", affermò, "improvvisamente ho pensato di interpretare il cosmo come un computer gigante".

Questa concezione dell’universo conduce alla conclusione che, a prescindere se stiamo parlando di pietre, alberi, mare, ecc. o di voi: Tutto è informazione! 
Secondo l'astronauta dell'Apollo Edgar Mitchell, le informazioni fanno parte della sostanza stessa dell'universo, ovvero sono parte di una “diade” di cui l'altra metà è l'energia. Le informazioni sono presenti ovunque e sono esistite sin dalla nascita dell'universo. Il vuoto quantistico, è il meccanismo olografico di informazioni che registra le esperienze storiche della materia. E proprio come qualunque informazione può rappresentare l’output dei processi che l’hanno assemblata, così anche l’universo in realtà è il prodotto di un immenso programma che ha avuto inizio tanto tempo fa. Sebbene il chi e il che cosa di quel programma siano certamente fondamentali, Zuse si domandava piuttosto come tutto ciò potesse essere possibile. Anche se si stava ponendo le domande giuste, a quell’epoca non disponeva della tecnologia necessaria per mettere alla prova le sue teorie come ora è possibile per noi. Il convegno internazionale di Informatica del 1998 riconobbe a Konrad Zuse con il suo "Z1" il ruolo di inventore del primo computer programmabile funzionante della storia. A Zuse si deve anche l'invenzione del primo linguaggio di programmazione della storia, ideato per fornire le istruzioni allo "Z1": il Plankalkül.

Computer quantistici

Le nuove scoperte avvenute negli ultimi anni hanno indotto gli scienziati a ripartire dalle domande iniziali di Zuse.

Riprendendo da dove lo scienziato aveva interrotto il suo lavoro, oggi un crescente numero di studiosi sta abbracciando le sue stesse linee di pensiero, ponendosi la medesima domanda:
Viviamo in una simulazione virtuale?

Se è così, l’universo – con tutto ciò che contiene – è quello che è, e si trova dov’è, perché qualcosa nel programma cosmico ce l’ha messo. E ciò significherebbe che viviamo in una realtà digitale dove tutto è fatto di informazione, anziché di cose.

Nel 2006 Seth Lloyd, progettista del primo computer quantistico, ha ulteriormente sviluppato il concetto di universo digitale, elevandolo dal piano dell’interrogativo dubitativo E se… ? al piano dell’asserzione fattuale E’ così.  Sulla base delle sue ricerche nel nuovo campo della fisica digitale, lo studioso ci lascia pochi dubbi sulla sua posizione rispetto a questa visione emergente della realtà, quando asserisce:

"La storia dell’universo è, in realtà, una colossale e ininterrotta computazione quantistica".

Nel caso sussista in noi qualche incertezza su cosa stia dicendo esattamente Lloyd, egli ci sta chiarendo il senso delle sue scoperte. Anziché sostenere che l’universo possa essere come un computer quantistico, ci scaraventa nella più radicale descrizione della realtà che sia mai emersa da duemila anni, affermando.

"L’universo stesso è un gigantesco computer quantistico, che crea quel programma informatico di cui anche noi siamo parte". Dalla prospettiva di Lloyd, tutto ciò che esiste rappresenta un output o emanazione del computer dell’universo. "Col procedere del computo, la realtà si dispiega", egli precisa.

Su questa base egli afferma che noi comprenderemo com’è fatto l’universo soltanto quando disporremo di computer quantistici in grado di affrontare la questione alla radice. (Tratto dal Libro:  'La Guarigione Spontanea delle Credenze'  Gregg Braden)

Universo OlograficoTra i tanti fenomeni della Fisica Quantistica, uno è cosi sconvolgente che cambia tutta la storia della scienza, ovvero l'Entanglement, ipotizzato per la prima volta da Erwin Schrodinger nel 1926.  Secondo David Bohm il fatto che esista l'entanglement, vuol dire che l'Universo è un immenso ologramma creativo e partecipativo, ovvero un'immagine 3D tridimensionale dove le particelle sono in contatto indipendentemete dalla distanza e sono estensioni di una stessa entità fondamentale.
Perché la separazione è un'illusione!

L'entanglement dimostra che nell'Universo c'è un principio di non località attraverso il quale avvengono fenomeni come se ogni cosa fosse in varia misura in diretto e istantaneo contatto con ogni altra, indipendentemente dallo spazio fisico che le separa. La componente invisibile di ogni cosa interagisce costantemente con la componente visibile di ogni altra cosa che esiste, generando gli eventi presenti manifesti.

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